Ogni organo del corpo umano produce proteine specifiche che si riversano nel sangue. È possibile misurare la natura e la concentrazione di queste proteine per ricavare molte informazioni utili per verificare lo stato di salute dei vari organi, cervello compreso. In particolare, è stata valutata l’efficienza degli organi con lo scopo di determinarne l’età che spesso non coincide con il numero di anni che si evince dal documento di identità. Lo stile di vita, l’alimentazione, l’inquinamento e le cattive abitudini, come il fumo e l’alcool, possono indurre un invecchiamento precoce degli organi e aumentarne, nel corso degli anni, la probabilità che si ammalino. Per esempio, pazienti con un cuore invecchiato corrono un rischio maggiore di sviluppare patologie cardiache, mentre quelli con un cervello anziano hanno una maggiore probabilità di incontrare, nel tempo, problemi neurologici, così come le persone con un sistema vascolare indebolito dagli anni. L’invecchiamento dei reni può portare a ipertensione e diabete anche in pazienti non anziani.
Lo studio ha coinvolto 5.000 persone che non presentavano particolari patologie, quindi prima dell’insorgenza di sintomi specifici. Altre ricerche hanno preso in esame il DNA per scovare i segni di invecchiamento che si ripercuotono sulla salute di cellule e organi. Mentre invecchiamo, infatti, il nostro DNA accumula una serie di “errori” che ne limitano l’efficienza e che possono essere utilizzati per calcolare l’età biologica di un individuo. In questo modo, affermano gli autori della ricerca, sarà possibile sviluppare una “medicina diagnostica personalizzata” basata sullo studio delle proteine rivelatrici per determinare le età degli organi con una semplice analisi del sangue e proporre terapie mirate per curare quegli organi che presentano segni di invecchiamento precoce, prima che compaia una malattia.