Sta per iniziare la stagione degli asparagi, i gustosissimi ortaggi ricchi di fibre, di sali minerali e di quell’amminoacido, l’asparagina, che conferisce il caratteristico odore alle urine. Dell’asparago si consuma la parte più tenera e verde del gambo mentre, solitamente, si scarta quella più coriacea, anche se gli amanti del risotto fanno bollire lo scarto insieme al brodo per conferire al piatto un sapore più deciso. Ultimamente, gli asparagi sono al centro di ricerche molto interessanti che riguardano la rigenerazione delle fibre nervose danneggiate; non per via delle sostanze contenute, tra le altre l’ortaggio verde o bianco è ricco di acido folico e di rutina, ma proprio per la natura fibrosa del gambo. La terapia con cellule staminali neuronali potrebbe riparare i nervi danneggiati in seguito a traumi o malattie. Le staminali, però, vanno “guidate” affinché ricostruiscano strutture organiche funzionanti. Per questo si usano impalcature tridimensionali realizzate con biomateriali che non interferiscono con le cellule ma che ne accompagnano e conducono la crescita. I gambi degli asparagi sono percorsi da lunghe fibre tubolari che trasportano acqua e sostanze nutritive e conferiscono rigidità alla pianta. I ricercatori canadesi intendono utilizzare le fibre dell’ortaggio per costruire architetture lineari lungo le quali le cellule staminali nervose possano crescere e rigenerare nuovi nervi.
Un approccio interessante perché potrebbe costituire la base di terapie rigenerative che utilizzano materiali biocompatibili di origine esclusivamente vegetale: naturali e anche economicamente molto convenienti. Non è la prima volta che una struttura vegetale diventa fonte di inspirazione per la ricostruzione di tessuti danneggiati. La polpa della mela, per esempio, viene studiata per ospitare e supportare gli osteoblasti, le cellule che costruiscono le ossa. I ricercatori canadesi hanno eliminato le cellule vegetali da una fettina di mela lasciando un’impalcatura di cellulosa tridimensionale, uno scheletro di mela, straordinariamente ospitale per le cellule che sintetizzano le ossa, per esempio, quelle di un femore.