L’uso terapeutico del salice risale al tempo di Ippocrate (400 a.C.), quando alle persone veniva consigliato di masticarne la corteccia per attenuare gli stati febbrili e quelli infiammatori. La corteccia di salice è stata utilizzata nel corso dei secoli in Cina e in Europa e continua ad essere utilizzata come analgesico e antinfiammatorio in caso di dolori mestruali, mal di testa, lombalgia, tendiniti e borsiti. La corteccia del salice bianco, una pianta molto comune che cresce accanto all’acqua, contiene salicina, la molecola che alla fine dell’800 funse da base di partenza per la sintesi dell’acido acetilsalicilico meglio noto con il nome commerciale di Aspirina.
Una ricerca recente riconosce al salice nuove e interessanti proprietà. L’estratto della corteccia del salice sembra avere effetti antivirali. Il meccanismo molecolare che contrasta la proliferazione delle particelle virali non è ancora chiaro, tuttavia sembra essere efficace contro varie tipologie di virus. Sappiamo che le interazioni tra le proteine che sporgono dalla superficie del virus e la membrana delle cellule sono fondamentali nel processo di infezione; i ricercatori sostengono che probabilmente gli estratti del salice inibiscano l’ingresso dei virus nelle cellule agendo sulla superficie del virus.